Lo scorso 15 gennaio i giudici dell’udienza preliminare che avrebbe dovuto avviare il processo ai 12 militanti anarchici/e, a partire dall’inchiesta “Sibilla” hanno sentenziato il “non luogo a procedere”.
Le imputazioni erano, in un primo tempo, niente meno che “associazione sovversiva a finalità di terrorismo” (il famigerato articolo 270bis), per poi ridimensionarsi a “istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica”. Oggetto dell’indagine quanto pubblicato sul giornale di area anarchica “Vetriolo”, a cui aveva indirizzato lettere e interventi anche Alfredo Cospito. Tant’è che fu proprio questa inchiesta avviata nel 2021, alla base dell’imposizione del 41bis al compagno.
Così ad un’operazione di pura repressione della libertà di pensiero e parola, si era poi sovrapposto lo scontro sul 41bis, animato dall’intransigente sciopero della fame di Alfredo.
Il movimento di lotta e solidarietà italiano e internazionale sembra quindi avere inciso sul rapporto di forze, e sulle sue ripercussioni giudiziarie. La stagione dei processi per gli episodi che hanno costellato questo movimento è iniziata da poco e durerà a lungo. Questo passaggio ci sembra decisamente una bella vittoria, soprattutto per la determinazione con cui i compagni e le compagne lo hanno trasformato in un processo politico, riaffermando le ragioni rivoluzionarie e mettendo al centro dell’attenzione il regime di tortura rappresentato dal 41bis. Un esempio di come è possibile affrontare la repressione e una vittoria dalla quale rilanciare la mobilitazione contro il 41bis nei prossimi mesi!
Riportiamo qui gli interventi in tribunale, a cominciare da quello di Alfredo Cospito che ha potuto così rompere la tortura del silenzio e della totale censura politica nei suoi confronti.
