Fondazione La Rossa Primavera

  • Fondazione
  • Pubblicazioni
  • Contatti
  • Sostieni

Il nostro saluto a Dario

Raccogliamo qui alcuni interventi di saluto a Dario del 12 ottobre 2025 all’exSnia


È  un periodo difficile durante il quale sono venuti a mancare due persone fondamentali nella mia vita: Dario e Assata Shakur, scomparsa il 26 settembre scorso nella sua terra di esilio, Cuba. Ci sarà spazio in futuro per parlare di Assata. Questa sera siamo qui per salutare Dario e lo facciamo ricordando per tutto quello che lui ha rappresentato e ci ha lasciato.

Non è casuale che questo saluto a Dario avvenga all’Ex SNIA. Questo spazio politico esiste oggi perché il 12 febbraio del 1995 Dario, con Franco, Sveva e altre compagne e compagni lo hanno occupato dando al quartiere un luogo fisico, e uno spazio politico nel quale tramandare, rinnovare quei valori che sono la solidarietà, l’antimperialismo, il diritto alla resistenza a lui così importanti. Un luogo accogliente, aperto un luogo di contaminazione e il luogo nel quale abbiamo scelto di incontraci questa sera per un ultimo saluto.

A questa eredità preziosa si aggiunge la biblioteca comunale sull’isola pedonale. Dario è stato protagonista della lotta per dare al Pigneto uno spazio pubblico accessibile a tutti i suoi residenti, uno spazio nel quale la lettura, l’istruzione fosse alla portata di tutti coloro che frequentano l’isola pedonale.  Inclusa la comunità africana, oggi meno presente sull’isola ma che per anni è stata un importante componente del quartiere alla quale Dario era particolarmente legato…

Una parte importante della politica di Dario è stata la sua visione alternativa del cibo e vino.  Sempre nel 1995 assieme a Franco è stata aperta l’enoteca L’Infernotto  che è stato un modo di sostenersi dopo essere stato blacklisted e non avere più la possibilità di lavorare in fabbrica dopo la sua detenzione e l’accusa di appartenenza a banda armata, L’Infernotto voleva essere tutto quello ma anche un luogo per continuare l’attività politica nel quartiere. Infatti non c’è stato sciopero, protesta, o manifestazione alle quali L’Infernotto non abbia contribuito. Per lui il pensiero dell’anarchico Luigi Veronelli è stata fondamentale nel dare corpo alla sua pratica di cuoco e di sommelier autodidatta. Tutto è iniziato nel carcere speciale di Cuneo dove una guardia gli ha fatto conoscere il Castelmagno, conoscenza poi allargata negli anni e messa in pratica a L’Infernotto. La fotografia di Dario che è stata usata per la locandina è per me molto importante: è stata scattata in un momento di pausa al ristorante e mostra il logo, un regalo del suo amico l’artista Pablo Eucharren.

Per ritornare all’isola pedonale dove era localizzato l’Infernotto, la visione di Dario e Franco era molto distante dall’entità commerciale odierna ma intendeva quel pezzo di strada come un luogo aperto, accogliente delle donne, della comunità LGBTQ, e della comunità africana residente nei vicoli intorno all’isola pedonale. Non a caso ogni volta che la polizia municipale e i vigili conducevano i raid contro i commercianti di strada africani per confiscare la loro merce, Dario era il primo ad essere chiamato per mediare e difendere i loro diritti. Anche dopo la brutale uccisione del venditore ambulante a Firenze, quando la comunità ha indetto una manifestazione spontanea che ha attraversato il quartiere e ha raggiunto piazza Vittorio, Dario era presente.

Dopo il Covid L’Infernotto ha chiuso, Un grande cambiamento accolto da Dario come una nuova possibilità per potersi dedicare a tempo pieno all’attivismo politico, la sua prima e ultima passione. Come molti della sua generazione ha iniziato giovanissimo come membro della Fgci. Una storia da quel periodo che amava raccontare era come i giovani comunisti di Centocelle, il suo quartiere, accolsero Almirante quando egli ebbe la temerità di presentarsi a piazza dei Mirti. Fu tempestivamente cacciato, e il palco da dove doveva parlare, distrutto.  L’antifascismo, l’eredità della resistenza e dei suoi combattenti sono valori che Dario ha ereditato da suo padre Bruno, partigiano e contrabbandiere nelle montagne del suo amato Abruzzo. Ma sono anche l’eredità che ci hanno lasciato i compagni come Amedeo Tamperi, internato nei campi di concentramento in Germania e residente del Pigneto e altri individui a lui vicino appartenenti alla formazione di Bandiera Rossa con i quali mi scuso perché non conosco i loro nomi.

Negli ultimi anni un numero di persone ha iniziato a intervistare Dario, spero che questo materiale non venga disperso perché la sua esperienza di lavoratore in numerose fabbriche della Roma industriale degli anni Settanta è una testimonianza importante di quei tempi e delle lotte dei lavoratori e lavoratrici di quegli anni, del livello di militanza e resistenza che esisteva all’interno di quelle fabbriche. Il percorso che ha portato Dario alla militanza in varie formazioni armate è partito anche dai luoghi nei quali ha iniziato a lavorare all’età di tredici anni. Oggi scrivendo questi appunti ho cercato sul web il Comitato comunista di Centocelle. Il materiale è scarso, spero che i ricordi di Dario possano aggiungere pagine importanti alla memoria di quegli anni.

Dario non era un nostalgico, il suo sguardo è stato sempre diretto al futuro, alle possibilità che le lotte di oggi aprivano per il domani. Ma questo sguardo al futuro non ha mai incluso il diniego del suo passato, o delle sue appartenenze. Questo aspetto è stato un punto di forza che ci ha uniti. Da quel punto di vista lui era, ed è rimasto un irriducibile. Non credeva nel riformismo, nella possibilità di un cambiamento rivoluzionario e pacifico. Tutte le sue esperienze avevano dato vita alla convinzione che la politica dei due tempi, del passo dopo passo portavano solo al mantenimento dello status quo, del capitalismo, dell’oppressione. Dario ha scelto la via rivoluzionaria pagando un prezzo altissimo. Era un uomo tradizionale, la famiglia, i parenti erano importanti per lui. L’allontanamento dai suoi affetti dovuti all’incarcerazione e alla repressione, in particolare dalle sue figlie Mara e Noemi è stata la sua sconfitta personale più dura da sopportare. Quello che nell’ultimo periodo lo ha reso felice, è stato il ritrovato rapporto con Mara.

Negli ultimi anni Dario si è impegnato per l’abolizione del 41bis e per la liberazione di Alfredo Cospito, il compagno anarchico sottoposto a una repressione feroce per le sue azioni contro le forze dell’ordine. Come ex detenuto politico, sottoposto al circuito dei camosci, e all’Art. 90, precursore del 41bis, i diritti dei detenuti politici, la lotta contro l’isolamento e la tortura, hanno avuto per lui avuto un significato particolare. Già affetto dalla fibrosi, ha partecipato a tutte le mobilitazioni, anche quelle in trasferta per esprimere la sua solidarietà alle compagne e ai compagni detenuti sotto il regime del 41 bis. Qui voglio menzionare l’affetto di Dario per Cesare Di Lenardo, da oltre quarant’anni detenuto, compagno di lotta e amico.

Finché ha potuto Dario ha partecipato alle riunioni in solidarietà con la Palestina, la sua ultima manifestazione è stata quella a piazzale Ostiense dove ha potuto partecipare solo grazie alla sedia a rotelle.  In qualche modo sono felice che non abbia assistito alla farsa di questa Pax americana imposta da un presidente che vuole trasformare Gaza in un resort gestito dal genero Jared Kushner. La bandiera palestinese sul manifesto per la commemorazione di Dario non è un caso, ma riflette il suo rispetto per quel popolo, e la sua opposizione al sionismo.

L’impegno di Dario si è espresso anche con la sua partecipazione alla fondazione. La rossa primavera. La missione della fondazione di preservare i documenti, le storie di coloro che hanno partecipato alle lotte del nostro recente passato era per lui importante come lo era il fatto che la fondazione nel suo ruolo di curatrice non avrebbe cancellato quella parte della lotta alla quale aveva partecipato. In una realtà dove la maggioranza dell’allora protagonisti sono stati pronti a distanziarsi dal loro passato, Dario è rimasto un irriducibile

Durante il suo ricovero all’ospedale S. Giovanni Dario ha detto ha un visitatore “mi manca la lotta”. Ho riflettuto a lungo sul significato di questo suo pensiero. Cercando di andare oltre quello che potrebbe sembrare una triste valutazione dello stato delle cose. Penso che quello che mancava a Dario fosse quel confronto diretto con il potere, quella convinzione della necessità rivoluzionaria che per lui non era mai cambiata rimanendo l’obiettivo di oggi come lo era stato negli anni Settanta e Ottanta.

Nel concludere vorrei che Dario fosse ricordato per l’uomo leale, generoso e delicato che era. Generoso nel condividere le sue conoscenze, leale con coloro che hanno condiviso aspetti della sua vita e sempre rispettoso del pensiero e dell’anima di chi lo ha accompagnato.

In queste settimane ci sono stati numerosi omaggi a Dario. Dalla manifestazione sotto casa la sera del 18 settembre alle testimonianze publicate su fb e altri siti. Ringrazio tutte e tutti per questo addio prolungato e affettuoso. A Dario sarebbe molto piaciuto.

 

Vorrei ringraziare la sua famiglia quelli presenti oggi e coloro che non sono potuti venire. Franco il compagno di sempre, Alfredo, un amico più recente, e le donne di Tuba che negli ultimi anni è stato il suo rifugio, e l’unico luogo nel quale si sentiva completamente a suo agio.

Concludo con un saluto speciale a Oumar la cui amicizia a permesso a Dario per quanto possibile di mantenere il suo stile di vita fino all’ultimo. Una delle cose belle di questi ultimi mesi è stato lo scambio di conoscenza tra di loro attraverso il cucinare insieme.

E con questo ultimo ringraziamento concludo. Ciao Dario, ci mancherai, mi mancherai.

Silvia Baraldini


Serbiamo un vivo e caro ricordo del caro Dario, con noi negli anni ’70 e nei carceri speciali negli anni ’80.

La sua umanità e combattività, la sua vitalità, il sentimento di fraternità di classe restano con noi e nel patrimonio comune di lotta e ideali.

Nel lutto, un caloroso abbraccio ai suoi compagni più vicini, ai suoi cari e a tutti i compagni.

Un sentito saluto dai compagni del carcere di Terni, in particolare da quelli che hanno conosciuto il nostro Dario.

Cesare e Nino


Lo abbiamo conosciuto nelle piazze contro il 41 bis; alcun* di noi già lo conoscevano prima. Non era un protagonista, in assemblea silenzioso, in strada sempre presente. L’ultimo anno e mezzo respirava a fatica, gli hanno messo la bombola d’ossigeno ma per lui non era un buon motivo per stare lontano dalle piazze, lo hanno messo in sedia a rotelle, e neanche quello era un buon motivo per stare lontano dalla lotta.

Lo abbiamo conosciuto così, nella semplicità della lotta, nelle chiacchiere al bar, nei volantinaggi nei quartieri. Compagno cresciuto in strada, di centocelle che, come diceva lui, ai tempi suoi era Roma sud poi è diventata est… sarà così…. Ricordiamo la sua chiarezza, il rifiuto perentorio di ogni forma di arroganza, la sua capacità di non cedere mai al rancore e affrontare sempre tutto con la leggerezza che solo un cuore puro come il suo poteva trasmettere. Fino all’ultimo non ha smesso di sorriderci, di sorridere, di stringere la mano a chi gli stava al fianco. Questo ricordo ci tocca nel profondo. Così come tanti altri, che avremo il tempo di elaborare, sentire, condividere con chi avrà voglia di ascoltare la sua storia.

Era un compagno di quegli anni lì. Uno di quei compagni meno giovani ma che nei confronti dell* più giovani era sempre disponibile ad ascoltare e raccontare. Ci ha raccontato tutto, o chissà… Ci ha raccontato dei sassi lanciati, delle lotte in quella “Roma sud”, del carcere del nord, dell’ingiustizia e della giustizia.

Rivoluzionario, compagno la cui biografia è legata in maniera indissolubile alle scelte che ha fatto, al desiderio di un mondo più giusto, alla paura e al coraggio.

Non promettiamo nulla, ma faremo del nostro meglio: se Dio vuole e i carabinieri ce lo permettono.

Ti ricordiamo così; con questa frase che dicevi sempre prima di andare via dal bar: tiravi su la bombola dell’ossigeno, la mettevi nel carrello, e con un sorriso complice sotto i baffi dicevi “ci vediamo domani, se dio vuole e i carabinieri ce lo permettono”.

Ciao Dario.

Compagnx contro il 41bis


Ho conosciuto Dario negli ultimi 3 anni. Sicuramente era un chiacchierone ma non gli si può dire che si è perso in chiacchiere. Spesso si parla della bellezza delle piazze piene di giovani, io ho sempre apprezzato di più i meno giovani che nonostante l’età sono ancora capaci di mettersi in gioco e a disposizione.

Eri un chiacchierone ma solo in alcuni momenti, perché nelle assemblee, come in generale nei momenti politici, eri spesso silenzioso. Dario l’ho conosciuto così: al bar a chiacchierare e nelle assemblee ad ascoltare. L’ho conosciuto non in quelle piazze oceaniche dove sei uno sfigato se non ci vai, ma proprio in quelle piazze sfigate, di venti persone, al freddo e sotto la pioggia.

C’è un episodio fra i tanti che voglio riportare: era notte, faceva freddo, saremo stati una trentina e gli sbirri ci inseguivano a suon di manganellate. Gli sbirri avanzavano, non dico che arretravamo compatti ma ogni tanto ci provavamo a dare una dignità. Ecco ho in mente una fotografia: Dario davanti a me, fra me e gli sbirri. non mi stupiva tanto il fatto che tu fossi lì, ma il fatto che mentre arretravamo e avevamo gli sbirri frontalmente a manganellare tu fossi due passi avanti a me. Le hai prese tu le botte mie.

Fortuna mia che fra compagni e compagne non misuriamo il valore umano sul coraggio quanto sulla generosità.

Per quello che so io hai dato tutto per la causa, per gli altri. Hai dato le tue ultime bombole di ossigeno per la Palestina. Mi ti ricordo il 5 ottobre.

Se è vero che la gioventù è una dimensione dello spirito, sei morto giovanissimo.

Mi ricordo che parlavi della ditta, della ditta… “Ma che è sta ditta, Dario??” io non ho mica capito cosa produce sta ditta. È come la chiamiamo noi, mi hai detto… bah, sarà… Fatto sta che quando sono venuto a trovarti, gli ultimi giorni prima che andassi via, con una mano al petto ti ho detto: “grazie di tutto”, mi hai guardato e hai fatto spallucce.

Poi ci hai fatto segno di andare via… ci avviciniamo alla porta di uscita, mi volto un’ultima volta e ti faccio: “Dario… la ditta!”… ti si so illuminati gli occhi…

Grazie di tutto

Nicolino (dell’Assemblea di Solidarietà e Lotta)


“Se una generazione deve saperlo, è la nostra: ciò che possiamo attenderci dai posteri non è la gratitudine per le nostre imprese, bensì che vi sia memoria di noi che siamo stati battuti.”
Walter Benjamin

Sei stato un volto storico del nostro quartiere, il Pigneto-Prenestino, e sicuramente continueremo a vederti per queste strade, magari mentre spazzi davanti al tuo locale sull’isola pedonale.

Ricordiamo, tornando indietro nel tempo, il tuo volto ai tempi del “vini e oli” in via Gabrino Fondulo, negli anni in cui nasceva il nostro amato centro sociale, l’Ex Snia Viscosa, nei primi anni Novanta. E poi in via del Pigneto, dove sei rimasto per decenni, in compagnia di Francone.

Da giovane hai vissuto con generosità — e pagando in prima persona la repressione dello Stato — gli anni del conflitto sociale armato, lottando per migliorare le condizioni proletarie: delle generazioni future, dei posteri… quindi anche delle nostre.

Hai attraversato le fasi di ristrutturazione economica e sociale di questo Paese, sempre sulle spalle di chi lavora, toccando con mano l’irriformabilità del capitalismo, fino ad arrivare a questi tempi di guerra imperialista, genocidio del popolo palestinese, barbarie e “cesarismo regressivo”, come direbbe Gramsci.

Sei stato testimone, come noi, della trasformazione del nostro territorio: un quadrante di Roma che un tempo era popolare, fatto di artigiani e operai, e che oggi è diventato un divertimentificio mercificato, terreno di speculazione. Hai visto con chiarezza il nesso tra capitale urbano e pianificazione urbanistica.

E fino alla fine, hai lottato. Ci siamo incrociati anche in questi ultimi anni, nelle mobilitazioni in sostegno del prigioniero rivoluzionario Alfredo Cospito, contro il regime di 41 bis, mentre la tua malattia avanzava inesorabilmente.

Perché, evidentemente, il carcere — come ogni istituzione totale — è incompatibile con chi, come te, ha a cuore una società più giusta e libera. Una società comunista.

Ciao Dario, che la terra ti sia lieve!

Simone, Nora e Barka
Alta Savoia, Francia
Ottobre 2025




Gestisci Consenso

Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
{title} {title} {title}