
Dall’approvazione del decreto sicurezza dell’estate scorsa – più noto come DDL1660 – all’attuale legge di equiparazione di antisionismo e antisemitismo, passando per un ulteriore decreto sicurezza, assistiamo ad una escalation di misure repressive indirizzate contro i settori sociali e politici antagonisti, in un approccio da vero e proprio “nemico interno”.
Riassumendo le misure più importanti:
- Criminalizzazione delle forme di lotta più incisive, quali blocchi stradali e occupazioni, sia abitative che dimostrative rispetto a sedi istituzionali, aziendali, scolastiche. Sottoposte ormai a penalizzazione o ad aumento delle pene previste. Con insistenza sul lato pecuniario. E sconfinando anche sul piano dei reati associativi: “associazione sovversiva” (art.270 c.p,) e “associazione a delinquere” (416 c.p.), per cui già da anni sono in corso inchieste e imputazioni.
- Criminalizzazione dei movimenti contro le grandi opere di “interesse strategico nazionale”, con pene esorbitanti fino a 20 anni di carcere. Il movimento NoTav ne è, ovviamente, il bersaglio eminente. D’altronde fu già sottoposto nel corso del maxi processo contro una cinquantina di militanti, all’imputazione ai sensi dell’art.270 sexies che persegue “le condotte miranti ad impedire ai poteri pubblici o ad un’istituzione internazionale un atto, un progetto..”. Senz’altro precisare sulla sostanza di queste “condotte”, le si assimila al terrorismo; quando è nella logica di qualsiasi lotta contro piani governativi il praticare forme di boicottaggio, di impedimento alla loro.
- Istituzione del reato di rivolta carceraria, con pene molto pesanti, e corrispondente estensione dell’impunità per le forze dell’ordine. La degradazione delle condizioni carcerarie e l’incessante aumento della popolazione detenuta vengono gestite con una repressione sempre più violenta. Ricordiamo la strage di Stato – 14 detenuti morti in seguito ai pestaggi – durante le rivolte del marzo 2020 contro le chiusure in piena esplosione dell’epidemia covid. Misure accompagnate da altre riguardo CPR e segregazione amministrativa per il proletariato immigrato.
Insomma, un vero e proprio attacco di classe, di lotta di classe dall’alto. Il cui baricentro è la repressione rivolta alle fasce proletarie più sfruttate e ricattabili, le popolazioni immigrate, per mantenerle in una segregazione civile e politica, trascinando al ribasso le condizioni dell’intero corpo proletario (storica funzione dell’” esercito industriale di riserva” ). Le deportazioni in USA, perpetrate dalle bande armate dell’ICE, sono la punta di questa strategia che, in Italia, rischia di trovare una prossima imitazione con il piano “Remigrazione-Riconquista”. E proprio nella connessione internazionale – guerre di aggressione imperialista, deportazioni e devastazione di intere aree tricontinentali – si coglie tutto il senso di questa guerra interna!
E qui si inserisce l’altro capitolo legislativo, il Disegno di Legge 1004 approvato il 4 marzo scorso. Elaborato di concerto bipartisan, sulla base di precedenti otto proposte dai vari partiti, esso prende a base la definizione di antisemitismo formulata dall’IRHA (International Holocaust Remembrance Alliance). Istituzione di punta del sionismo internazionale, praticamente corrispondente a tutti gli stati della Nato più Israele, Australia, Argentina. Corrispondenza molto significativa che, ancora una volta, svela la realtà di un imperialismo occidentale animato dall’arroganza dominatrice e suprematista.
Ma il suo carattere politico ancor più preciso ci è dato dal contesto su cui questa legge vuole agire, come controffensiva alla forza del movimento di solidarietà col popolo e la resistenza palestinesi. Nelle sue premesse vengono evocati, come “fatti gravissimi”, tre passaggi importanti: la manifestazione del 5 ottobre 2024, a Roma, il cui divieto ( che peraltro inaugurava nei fatti il DDL1660) non impediva un’eccezionale partecipazione di circa 10.000 persone e su un contenuto di netto sostegno alla Resistenza, compreso il 7 ottobre palestinese. Parimenti il successivo 4 ottobre 2025, al culmine delle giornate di sciopero politico con le immense piazze in diverse città, con il picco del milione di manifestanti a Roma. E ancora il 25 aprile 2024, con la “battaglia” in piazza di Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza antifascista, per cacciare l’oltraggiosa pretesa dei sionisti di appropriarsene. Insomma l’ obiettivo è dichiarato, politico: reprimere il potente movimento di solidarietà e blindare lo Stato coloniale e genocida israeliano contro ogni critica!
Infatti un capitolo allarmante riguarda il mondo scolastico. Qui, come già sulla questione delle foibe venne imposta una narrazione di stampo nazifascista, si vuole decretare quella nazisionista e con tanto di penalizzazione per qualsiasi altra opinione! Ciò che si è concretizzato in modo plateale al liceo Righi di Roma dove si è vietata una conferenza allo storico Ilan Pappé, ebreo antisionista, mentre ne veniva imposta una con la Di Segni, rappresentante nazionale della comunità sionista, difesa militarmente da una massiccia presenza di agenti Digos dentro l’ istituto. Ulteriore conferma, peraltro, del processo di militarizzazione della scuola, che sta marciando di pari passo con le politiche interventiste e neocoloniali. Ma come non pensarci, e mettere un bel generale dei carabinieri al comando del Coordinamento per la lotta contro l’ antisemitismo? Detto fatto, articolo 4 della democratica legge! (d’altronde cominciarono già con il generale “penna nera” Commissario straordinario per l’emergenza covid..)
Il messaggio è semplice: siamo in guerra! Quelle di aggressione imperialista all’ esterno e quella di repressione di classe all’ interno.
In un caso come nell’ altro, dal lato nostro una sola risposta: solidarietà e resistenza!