Il 12/12/1969 è una data storica e drammatica per la storia del nostro paese quando un ordigno esplode dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana in Milano provocando la strage di 17 persone e 88 feriti. Quasi in contemporanea, nel giro di 52 minuti, esplodono altri ordigni: a Milano poco prima della strage viene rinvenuto un ordigno inesploso nella sede della Banca Commerciale di via della Scala mentre tre attentati a Roma colpiscono la Banca Nazionale del Lavoro di via San Basilio, uno al Museo del Risorgimento a piazza Venezia ed un altro all’Altare della Patria provocando 16 feriti. Questi attentati inaugurano il periodo della strategia della tensione, quella di piazza Fontana diventa la “madre di tutte le stragi” in quanto il più grave atto terroristico del dopoguerra, ma fin dall’inizio delle indagini si percepisce un grave tentativo di depistaggio per evitare l’accertamento della verità. Infatti si preferisce seguire generalmente una indagine che porta ai movimenti rivoluzionari, antagonisti e di estrema sinistra e che in seguito muterà in una unica pista, ovvero quella legata ai gruppi anarchici di Roma e Milano. La realtà è ben diversa: la genesi della strage e della strategia della tensione, era legata ad un progetto eversivo in evoluzione “operativa” da ormai un anno con una serie di attentati che avrebbero dovuto provocare paura e disordine sociale da utilizzare per una soluzione autoritaria o una stabilizzazione neocentrista. La pista anarchica era stata costruita a tavolino per avere un ideale capro espiatorio, nelle indagini vennero coinvolti due gruppi, il milanese Ponte della Ghisolfa ed il romano 22 Marzo, che avevano come esponenti di rilievo un personaggio stimato dell’anarchismo milanese, Giuseppe Pinelli, ed un personaggio bohemien e irruento come Pietro Valpreda. Durante le prime indagini riguardo la cosiddetta “pista anarchica” il primo mori “suicidato” (o preda di un “malore attivo” qualunque cosa sia…) mentre il secondo venne arrestato, identificato come autore della strage e diffamato non solo dagli inquirenti ma anche da media asserviti e ancora piu veementi nel richiedere la “condanna del mostro sanguinario”. In seguito crollata la pista anarchica davanti alla fragilità delle accuse venne alla luce che le indagini dovevano essere ricondotte alla eversione neofascista (se non neonazista) di Ordine Nuovo ed a due suoi esponenti, Franco Freda e Giovanni Ventura. Ma la catena di complicità che aveva portato alla strage non si esauriva alla manovalanza rappresentata dai neofascisti, e va sottolineato che nella relazione della Commissione Stragi sono stati accertati “accordi collusivi con apparati istituzionali” che hanno permesso agli autori delle stragi ma soprattutto ai mandanti di rimanere impuniti.
Il percorso processuale si è districato in tre processi che sono arrivati a conclusione nel 2005 con assoluzioni complessive, ma certificando storicamente che la strage è attribuibile ad Ordine Nuovo. Una soluzione all’italiana tipica di un paese come il nostro che ancora oggi ha gravi problemi nell’affrontare il proprio passato, incapace di salvaguardare la memoria storica antifascista. Le uniche condanne confermate in maniera definitiva sono quelle per “condotte finalizzate per depistaggio” di due ufficiali dei servizi segreti, il generale GianAdelio Maletti e il capitano Antonio Labruna ed il coinvolgimento dell’esperto di armi ed artificiere di ON, Carlo Digilio, è uno dei principali collaboratori di giustizia riguardanti la strage di Milano. Digilio infatti diviene reo confesso ed ha aperto la porta alle responsabilità operative dei nazifascisti guidati da Pino Rauti e Clemente Graziani, indicando le coperture di cui hanno potuto usufruire per anni. Sempre nel 2005 il processo ha dimostrato sotto il profilo storico (e tale conclusione è presente nella relazione finale delle motivazioni della sentenza) la responsabilità nella strage dei citati Franco Freda e Giovanni Ventura ma non piu processabili in quanto assolti in via definitiva nel primo processo, quello di Catanzaro. Come Fondazione Rossa Primavera siamo voluti andare oltre questa ricostruzione ufficiale e mettere in rilievo una catena di comando che andava ben oltre quelle che la commissione parlamentare definiva “collusioni con apparati istituzionali” specificatamente confinate al contesto italiano. Il titolo degli incontri che abbiamo voluto proporre “Le stragi della NATO” indica che negli anni indagini, ricerche e ricostruzioni hanno portato alla luce il ruolo di diverse realtà e personaggi di livello eversivo-reazionario superiore rispetto alle istituzioni italiane ed ai loro ascari neofascisti. Dalle ricostruzioni di numerosi storici, giornalisti, ricercatori indipendenti ma anche di magistrati, negli ultimi anni è emerso il ruolo di network di estrema destra legati al Patto Atlantico ed agli Usa come la Aginter Presse. Guidata da un ex veterano di Indocina, Corea ed Algeria, nonché ex OAS, che rispondeva al nome di Yves Guillou che passerà alla storia con alias di Guerin Serac. Abbiamo ascoltato la ricostruzione di un qualificato giornalista di Repubblica, come Massimo Pisa che ha ricostruito in maniera brillante la genesi, l’attuazione e le indagini del drammatico giorno del 12 dicembre 1969. Con il secondo incontro abbiamo avuto l’onore di ascoltare un giovane storico di talento, Giacomo Pacini, che ha parlato di due personaggi che in questa storia ricopriranno un ruolo cruciale, ovvero il citato Guerin Serac e la “spia intoccabile” (parafrasando il titolo di un libro di Pacini a riguardo) Federico Umberto d’Amato, responsabile dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale nel periodo della strategia della tensione e figura cruciale di tanti ‘misteri italiani’. Sempre con Pacini abbiamo parlato della questione della decolonizzazione di paesi come il Portogallo, l’Algeria e molti altri paesi che dal lato imperialista servivano, in pratica ed in teoria, allo sviluppo della cosiddetta “controinsorgenza”.
Cioè di una strategia controrivoluzionaria a livello globale, che in Italia si declinò nella “strategia della tensione”. Ovviamente siamo consapevoli che non basteranno due incontri per illustrare la complessità degli argomenti in questione, soprattutto per quanto riguarda il contesto dello stragismo neofascista che abbraccia il periodo che va dal 1969 al 1984. L’intenzione con questa serie di iniziative è fare un percorso di riflessione su quelle che sono state le coperture internazionali di cui questi criminali hanno potuto godere. Perché è evidente agli occhi di tutti che le coperture non si limitavano a quelle italiane ma erano inserite in uno specifico contesto internazionale legato alla NATO e alla lotta contro il comunismo internazionale, ed in questo le figure di Guerin Serac e d’Amato si inseriscono perfettamente in quanto entrambi, anche se per esperienze di vita e professionali diverse, erano strettamente legati agli USA. Addirittura lo stesso responsabile dello Ufficio Affari Riservati del Viminale era inserito in un ambiente come quello del Club di Berna che altro non era che una struttura di raccordo delle polizie dell’Europa occidentale. In questa storia sono ancora tanti i i personaggi da illustrare e storie da raccontare, come ad esempio il ruolo della infiltrazione di agenti provocatori all’interno delle realtà rivoluzionarie per orientarle verso azioni di false flag da reprimere in seguito, un protocollo che veniva fornito proprio dalla Aginter Presse ai propri agenti provocatori. Perché anche un questo caso è evidente a tutti che dietro la complessa operazione, iniziata immediatamente alla fine della guerra con l’utilizzo dei criminali nazisti in chiave antisovietica ed entrata nel vivo dai primi anni ’60 con la decolonizzazione algerina, si palesa l’ombra nera della reazione atlantista con il ruolo principale degli USA in quegli anni impegnati con una serie di operazioni repressive come il piano CONDOR e molti altri che massacrarono centinaia di oppositori, dissidenti e rivoluzionari, soprattutto in Africa e America Latina. Nostra intenzione è continuare a mantenere viva la memoria storica e la divulgazione di questi avvenimenti, per promuovere interesse e ricerca riguardo tali argomenti e fare in modo che possa affiorare la Verità che mai come in questo momento è un atto di pratica e consapevolezza rivoluzionaria.