Così avevamo titolato l’evento dello scorso 12 dicembre – ricorrenza di piazza Fontana 1969 – e così vogliamo continuare a ricostruire la storia, e l’attualità, delle strategie terroristiche degli Stati imperialisti, profondamente intrecciate alle loro politiche di dominio coloniale (come tragicamente dimostra il genocidio in Palestina). Quello che segue è un primo capitolo che sarà anche base per un prossimo evento con partecipazione di uno storico che già collabora al canale youtube dedicato, Golem il guardiano della memoria.

L’AGENZIA DEL TERRORE
In seguito alla sconfitta subita in Algeria dalla OAS (Organisation de l’Armée Secrete) numerosi sostenitori della “Algerie Française” si videro costretti a lasciare la ex colonia in quanto ricercati dalle forze di sicurezza golliste (e dalla resistenza anticoloniale del FLN), ma tra tutti questi personaggi un caso merita attenzione nel contesto della nostra ricerca: si tratta del capitano dell’esercito francese, ex parà e membro della OAS Yves Felix Guillou che riparò in Portogallo nel 1962. Il paese, infatti, all’epoca era retto dalla dittatura fascista di Antonio de Oliveira Salazar, regime impegnato in quel periodo nelle sue colonie, Angola e Mozambico, a contrastare la lotta per la autodeterminazione dei movimenti di liberazione. Yves Guillou (che in Portogallo prese il nome in codice di Yves Guerin Serac) aveva un curriculum militare perfetto per le esigenze dello “Estado Novo” portoghese, era un esperto delle tecniche della controinsorgenza francese insieme al gruppo di militari con i quali era fuggito dall’Algeria e questo fu fondamentale per l’inizio della sua collaborazione con i servizi di intelligence portoghese, la PIDE. Ma prima di entrare nella spiegazione di cosa è stata la Aginter Presse dobbiamo conoscere la storia di quello che fu il suo ispiratore e leader fino alla sua scomparsa.
STORIA DI UNO STRATEGA
Yves Felix Marie Guillou nasce nel 1926 a Ploubezre, piccolo comune nella Bretagna francese. Non si hanno notizie dettagliate riguardo la sua infanzia e adolescenza se non che fu educato in una famiglia con una radicale impostazione di cattolicesimo tradizionalista fino a quando fu arruolato per il servizio militare a marzo 1947. In seguito, venne formato come allievo ufficiale di riserva presso la scuola militare algerina di Cherchell per poi frequentare il corso per ufficiali di riserva dal febbraio/marzo 1948 Infine, promosso sottotenente di riserva si presentò volontario pochi mesi dopo per combattere in Corea.
LA GUERRA DI COREA
Nel 1951 viene promosso a ufficiale di riserva attiva, arrivando in Corea a dicembre prendendo il comando della Terza Compagnia del Battaglione francese di Corea nel 1952. Comincia subito a distinguersi, venendo citato nell’ordine del Corpo di Armata, decorato con la Croce di Guerra dei Teatri delle Operazioni Estere per il coraggio mostrato durante le battaglie tra gennaio-febbraio 1952 durante le quali viene ferito in combattimento dalle schegge di una granata da mortaio.
Tale citazione si ripete anche per la sua partecipazione ai combattimenti di luglio-agosto 1952 che gli fanno ottenere una American Silver Star. Il 13 settembre ottiene dagli americani il distintivo di fanteria da combattimento e poco tempo dopo insieme al battaglione francese partecipa alla difesa di Arrow Head Hill. Sempre nello stesso anno viene ferito una seconda volta, in seguito promosso tenente di riserva in servizio attivo e rimpatriato in Francia mentre la guerra stava terminando (luglio 1953). Mentre si trova in patria ottiene prima il brevetto di paracadutista diventando membro del 18° RIPC (Reggimento Fanteria Choc Paracadutisti) e nuotatore da combattimento certificato dopo un corso di addestramento presso la base navale di Saint Mandrier nei pressi di Tolone.
LA GUERRA DI INDOCINA
Quando arriva in Indocina Guillou viene trasferito alla Prima Compagnia del Battaglione Coloniale Paracadutisti (BCP), venendo nominato tenente attivo (25 settembre 1953). Con il BCP partecipò nel novembre 1953 all’operazione Castor, una manovra militare che aveva come obiettivo la presa della pianura di Diem Bien Phu anche se la compagnia di Guillou sarà l’unica a non entrare nel bacino durante l’assedio che in seguito porterà alla disfatta francese. Nel giugno 1954 Guillou e la Prima Compagnia del BPC parteciparono a una serie di operazioni nelle regioni indocinesi. Il 21 luglio 1954 con gli accordi di Ginevra termina il conflitto franco-indocinese mentre il Primo Battaglione del BPC viene trasferito a Saigon dove Guillou si stabili a Baquèo e poi a Thu Dhuq, finendo i suoi studi e aspettando di venire rimpatriato. Nel gennaio 1955 prende il comando della prima compagnia del BPC che veniva anche impiegato dal Comando Azioni Speciali Terrestri. Nel 1955 il battaglione di Guillou si imbarca sulla nave Nantes per rientrare in Francia dove fu poi sciolto il 1° settembre.
LA GUERRA DI ALGERIA
Nel 1959 Guillou viene promosso a capitano mentre era di stanza a Calvi (Corsica) ed entra in servizio con il 11° DPBC (11° Reggimento Paracadutisti d’Assalto), il cosiddetto “Le Choc Groupe”. La struttura invia in Algeria un nucleo operativo in cui Guillou comanda il Terzo Gruppo d’Assalto ad Orano dove ottiene la Croce al Valore Militare con encomio alla divisione per le azioni contro i ribelli del FLN. La partecipazione al conflitto prosegue fino a quando non ottiene un congedo in Francia dal 3 all’11 febbraio 1962 al termine del quale non raggiunge la sua unità in Algeria in quanto oppositore della decolonizzazione della Algeria (concetto espresso in quegli anni per la prima volta dal generale De Gaulle) venendo dichiarato disertore il 26 febbraio 1962 e subendo una condanna a 3 anni di carcere in contumacia.
In seguito, Guillou aderisce alla OAS diventandone, per la sua preparazione militare, responsabile delle attività contro i ribelli sempre per la zona di Orano, ma a seguito della sconfitta della OAS decide di continuare la lotta su scala internazionale recandosi per un breve periodo in Spagna per poi raggiungere il Portogallo. Un rapporto dello SDECE nel 1974 segnala che Guerin Serac (alias con il quale diventerà tristemente famoso) giunse in Portogallo nel 1963, grazie ai contatti stabiliti con ufficiali portoghesi che aveva incontrato in Algeria dove si erano recati per apprendere le tecniche della controinsorgenza dell’esercito francese applicate contro il FLN. Una volta in Portogallo diventerà istruttore della “Legione Portoghese” e delle Unità Contro-Insurrezionali dell’esercito fino a ottobre 1963, proponendo – a febbraio 1964 quando fece due rapporti “operativi” alla PIDE – di “creare un’organizzazione sotto copertura che avrebbe svolto attività di intelligence contro i nemici del paese” includendo i movimenti di liberazione in lotta nelle colonie portoghesi come l’Angola, Capo Verde e Mozambico, attività di “guerra psicologica” nei paesi stranieri e operazioni ritorsive. Del resto, il regime portoghese era impegnato in una politica di mantenimento delle proprie colonie mentre per Guerin Serac e i suoi uomini le motivazioni politiche che li aveva visti operare in Algeria erano le stesse in Portogallo, e potevano continuare la lotta iniziata con la OAS ed estendere su scala internazionale questo conflitto ovunque la presenza coloniale europea fosse minacciata dai movimenti indipendentisti. Nel settembre 1966 tale progetto si concretizzò con la creazione della Aginter Presse, ufficialmente un’agenzia di stampa che aveva come copertura attività di collegamento e lotta contro il pensiero comunista nel mondo pubblicando bollettini informativi. In realtà la Aginter svolgerà attività di controinsorgenza soprattutto legate ai servizi segreti occidentali, creando una struttura politica denominata “Ordre et Tradition”, una paramilitare denominata Organisation armée contre le comunisme internationale che, a seconda delle esigenze, muterà il nome reclutando prevalentemente ex membri della OAS, ex appartenenti alle Waffen SS, attivisti neonazisti e neofascisti europei. Un rapporto della SDCI del 1975 sulla PIDE descrive le attività degli uomini che formeranno la Aginter Presse con queste parole: “liquidazione dei dirigenti dei movimenti di liberazione, l’infiltrazione di informatori e provocatori e l’utilizzazione di falsi movimenti di liberazione”
Nel 1966 il ministero della Difesa e degli Esteri del regime di Salazar dovevano creare una rete informativa in quanto gli agenti della PIDE avevano difficoltà di movimento nelle colonie, di conseguenza i dirigenti governativi, generale Deislandes e Brandao, ex segretari della Difesa, il maggiore Gata, gli ambasciatori Thermido e Coelho, ex direttori generali degli Esteri si accordarono sulla possibilità di inviare agenti di altre nazionalità che avrebbero potuto operare senza problemi.
Guerin Serac venne ingaggiato con un contratto che prevedeva la creazione di una agenzia di stampa che sarebbe servita da copertura a una organizzazione che avrebbe dovuto infiltrarsi nei paesi africani con un fondo iniziale di 2.000 contos (due milioni di scudi, una cifra considerevole per il Portogallo di quegli anni). La sede della Aginter Presse era situata a Lisbona in Rua de Pracas 13 nel quartiere residenziale Bairo de Lapa. Ma la storia della scoperta della sede della “Agenzia” va raccontata in quanto indicativa della rete di protezioni dietro Guerin Serac e i suoi uomini: innanzitutto dobbiamo fare un salto temporale fino al 1974 per spiegare gli eventi precedenti che portarono alla scoperta della Aginter Presse.
Nell’aprile 1974 la “Rivoluzione dei Garofani” mette fine al regime fascista portoghese in quel periodo gestito da Marcelo Caetano con il gesto simbolico dell’apertura della prigione dove erano incarcerati i dissidenti politici, la famigerata fortezza di Caxias e la creazione delle commissioni di inchiesta sulla repressione sanguinaria perpetrata dalla dittatura attraverso la PIDE-DGS. Grazie a tali indagini nel maggio 1974 venne “scoperta” la sede, ovviamente deserta, dell’Aginter Presse, il suo fondatore, Guerin Serac, e i suoi uomini si erano già trasferiti in Spagna per continuare le azioni terroristiche di matrice atlantista come la guerra civile che sconvolgeva il paese contro il governo di Vasco Goncalves (il cambio di regime avverrà un anno dopo, simboleggiato anche dall’esecuzione spettacolare del delfino di Franco, Carrero Blanco, da parte dei separatisti baschi dell’ETA). Ma anche la storia della scoperta della Aginter Presse va raccontata nel dettaglio: innanzitutto la scoperta della sede avviene un mese dopo l’inizio della “Rivoluzione dei Garofani” quando nel paese erano in molti a sapere della presenza degli uomini di Guerin Serac, agli ordini del regime sotto la copertura di un’agenzia di stampa. Il 23 maggio un commando di fucilieri di marina guidati dal tenente Matos Moniz entrano nel palazzo al civico 13 in quanto il giorno prima durante un interrogatorio tenuto a Caxias da ufficiali del Movimento delle Forze Armate, un importante funzionario della PIDE DGS rivela che dietro tale “Agenzia” si celava una centrale di informazioni che lavorava per la polizia segreta del regime. Una volta sfondato il portone di sicurezza, i militari si accorgono che nella sede è rimasto solo un impiegato, Joachin Simoes che non sa molto se non che la agenzia ha terminato le sue attività da diversi mesi e il suo compito era quello di rispondere al telefono e ritirare la corrispondenza. Interrogato sulla presenza dei titolari Simoes risponde che non li vede da parecchi mesi, il direttore, Jean Valentin, era tornato in Francia da sei mesi mentre il proprietario Guerin Serac lo aveva visto per l’ultima volta due mesi prima. Secondo Simoes, Guerin Serac in quel momento era in Salvador dove nella capitale lui stesso inoltrava la corrispondenza. Aggiunge anche che spesso venivano anche inglesi, americani e altri personaggi di diverse nazionalità ma ovviamente non sapeva altro in quanto come detto il suo era un semplice ruolo di segretario-impiegato e oltretutto non aveva ricevuto neanche gli ultimi pagamenti proprio per la scomparsa degli uomini che gestivano e frequentavano la sede.
I militari prendono quindi la decisione di sequestrare tutto, per portarlo a fare analisi e controlli da tecnici esperti, ma uno dei responsabili della gestione del materiale passa la comunicazione a un ex sindacalista socialista e giornalista di opposizione, detenuto durante il regime di Salazar, nella quale lo informa della scoperta e del sequestro di un archivio imponente di materiale “chiaramente di fascisti con legami internazionali”. Pochi giorni dopo la sua scarcerazione tale giornalista aveva conosciuto un collega italiano di “L’Europeo”, Corrado Incerti, per una casualità, lo scambio fortuito dei rispettivi impermeabili in un ristorante di Lisbona. Qualche mese dopo il giornalista portoghese chiama la redazione della rivista italiana chiedendo proprio di Incerti e insistendo in maniera pressante di venire in Portogallo perché nella fortezza di Caxias si trovano documenti molto importanti che riguardavano anche l’Italia ma non aveva la certezza di quanto tempo potevano rimanere in quel luogo e comunque avrebbe garantito per farlo entrare insieme al suo staff per visionarli. La redazione della rivista organizza una squadra di inviati tra cui Incerti, Corrado Ottolenghi e il fotografo Pietro Raffaelli inviandoli in Portogallo dove entrano in contatto con il comandante Costa Correia delle Forcas Armadas che oltre a garantirgli il libero accesso all’Archivio prende in simpatia gli inviati italiani ai quali concede loro un’intervista che verrà pubblicata per stralci nell’Europeo con dichiarazioni del seguente tenore:
“Non è stato semplice ricostruire la storia di questa sedicente agenzia di stampa, che ha operato da Lisbona in tutto il mondo. Ma sono riuscito a ricostruirne un profilo, grazie alla gran massa di documenti, un profilo che ritengo esatto ma incompleto. Non è stato semplice perché alla Aginter agivano da veri professionisti, sapevano coprirsi dietro triangolazioni e codici, e avevano amici potenti (…) È a partire dal ’68 che l’Agenzia termina di collaborare con la Pide per l’Africa portoghese e si rivolge allora più che altro ai contatti nelle destre che intratteneva in altri paesi europei: Germania, Francia, Svizzera e soprattutto Italia. Esaminando ruolini, versamenti, spostamenti degli agenti, ci troverete qualcosa di interessante riguardo le vostre bombe.”
Il 4 novembre 1974 i tre inviati entrano a Caxias dove conoscono un “collega” francese che dice di essere stato inviato per documentare la scoperta della struttura. Insieme fotografano 500 documenti rimanendo inquietati dallo scenario che si stava aprendo ai loro occhi e si organizzano con il presunto giornalista per tornare il giorno successivo per continuare a fotografare la enorme quantità di materiale. Ma il 5 novembre quando si presentano a Caxias gli viene impedito di accedere alla fortezza (scoprendo quindi che gli era stato ritirato il permesso di entrata), e scoprono che erano spariti sia l’archivio completo che il “collega francese”, un agente sotto copertura dei servizi di intelligence francesi o qualcuno della Aginter Presse lasciato in zona per poter intervenire qualora fosse scoperta la sede e inevitabilmente anche l’archivio?
Non si saprà mai ma questa è una storia dove misteri, ombre e squarci di verità si alternano come in un film di spionaggio. Comunque, la squadra dell’Europeo riuscirà a scrivere un articolo grazie al materiale visionato e infatti sempre a novembre 1974 verrà pubblicato una inchiesta dal titolo “Siamo entrati nel carcere di Lisbona ed abbiamo fotografato i documenti proibiti” nel quale si riassumevano le caratteristiche della “Agenzia” che veniva descritta in questo modo:
- Un’agenzia di stampa che si occupava di diffondere, stampare e propagandare ideologia di estrema destra nelle sue varie correnti (neofascismo, neonazismo, cattolicesimo tradizionalista, atlantismo oltranzista, dottrina militare contro le insorgenze e via dicendo) in tutto il mondo, soprattutto in Europa e Africa
- Un’agenzia di reclutamento e addestramento di mercenari, terroristi e sabotatori per operazioni di destabilizzazione pianificata per minare apertamente le fondamenta della democrazia, progetto che veniva apertamente dichiarato nei documenti
- Una centrale di spionaggio, ufficialmente legata ai servizi segreti portoghesi ma in realtà anche a quelli degli altri paesi occidentali legati al Patto Atlantico
- Il luogo di incontro e pianificazione operativa di una organizzazione internazionale che ha gestito l’eversione nazifascista negli anni in questione.
Viene quindi alla ribalta una inquietante realtà: l’“Agenzia” era una struttura con legami e protezioni internazionali, un luogo dove la politica internazionale di matrice atlantista e lo stragismo eversivo nazifascista si incontravano in chiave anticomunista. Ne emergeva la chiara responsabilità nella pianificazione e attuazione di azioni terroristiche che non dovevano essere rivendicate (e di conseguenza attribuite ai propri nemici…), una tipica applicazione della scuola atlantista della controinsorgenza. Nella prossima puntata di questo lavoro andremo ad affrontare che cosa era realmente la Aginter Presse, oltre a proseguire il racconto della vita misteriosa del suo fondatore e leader fino alla sua morte: Yves Felix Marie Guillou alias Guerin Serac.