Fondazione La Rossa Primavera

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Note dipArte

Il canto politico-sociale rappresenta un fondamentale veicolo culturale di lotta. Espressione diretta del sentire e dell’agire stesso di ampi strati proletari, queste testimonianze hanno acquisito spesso ruolo di trasmissione fra generazioni, di bandiera al di là di confini ed epoche. E anche oggi esiste creatività militante, che anzi talvolta supplisce alle carenze politiche di un movimento di classe che fatica a ritrovare il suo cammino. Nostro intento è di riportarne frammenti, nella loro grande varietà, richiamandone la storia, la genesi – sia di contesto sociale, sia musicale.

Musiche e canti come cultura che alimenta le nostre lotte, le nostre speranze.


Primo d’agosto Mestre sessantotto

1 agosto’68/ 2 agosto’70, due date che marcano l’insorgere dell’autonomia operaia nel grande polo di Marghera. Mesi di dure lotte che culminarono in scontri di massa tutto attorno alla zona industriale. Una forza che crescerà negli anni successivi. Gualtiero Bertelli, cantautore anche dialettale, ha dato loro espressione, voce.


Liberare tutti

canzone di Pino Masi e di Alfredo Bandelli

Dedicato a Silvia, Anna e agli altri anarchici prigionieri in lotta contro il 41bis, in questo torrido giugno 2019.  Il grande significato di questa canzone risalta ancor oggi, nonostante un contesto molto differente.  Carcere e repressione restano armi dei padroni, la nostra sola arma è la rivoluzione.  La libertà sta solo nella lotta per la liberazione sociale.

Comandante Che Guevara

1 gennaio 1959, trionfo della rivoluzione cubana. Ancora oggi barlume di luce socialista fra le tenebre dell’abisso imperialista. La ricordiamo con la musica della Banda Bassotti, e la voce di Sigaro che resterà sempre vivo nelle nostre lotte. HASTA SIEMPRE LA REVOLUCION

Aprendimos a quererte
desde la historica altura
donde el sol de tu bravura
le puso cerco a la muerte.
Aqui se queda la clara,
la entrañable transparencia
de tu querida presencia,
comandante Che Guevara.
Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara,
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aqui …

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.Aqui …Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa,
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.Aqui …

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
“Hasta siempre, Comandante!”

Aqui …

Dimmi bel giovane

Testo tratto dalla poesia “Esame di ammissione del volontario alla Comune di Parigi” di Francesco Bertelli (1871). Musica di autore anonimo, ripresa verosimilmente da melodie della tradizione popolare toscana. Risulta essere il primo canto politico del movimento operaio rivoluzionario. Ancor più significativo in quanto ispirato dalla prima vittoria insurrezionale di classe, La Comune del 1871.

Il testo di questa versione:

Dimmi bel giovane
onesto e biondo
dimmi la patria
tua qual’è
tua qual’èAdoro il popolo
la mia patria è il mondo
il pensier libero
è la mia fe’
è la mia fe’La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora

Addio mia bella
casetta addio
madre amatissima
e genitor
e genitorIo pugno intrepido
per la Comune
come Leonida
saprò morir
saprò morirLa casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
il tempo è dei filosofi

La casa è di chi l’abita
è vile chi lo ignora
il tempo è dei filosofi
la terra di chi la lavora

Gli accordi e il testo della versione originale:

La casa è di chi l’abita
un ladro chi l’ignora
La terra pei filosofi
è di chi la lavora.Addio mia povera / capanna! Addio
madre adorabile / e genitori
Ti lascio, Angelica! / Ma il seno mio
raddoppia i palpiti / di puro amorOvunque il gemito / del mio simile
con forte spasimo / si fa sentir,
come una folgore / col mio fucile
chi n’è il colpevole / corro a ferir.

Dimmi, buon giovine / così giocondo,
tuo dio, tua patria / dimmi, qual è?
Adoro il popolo, / mia patria è il Mondo
il pensier libero / è la mia fé.

Qual è l’industria/e il tuo tesor
che in sì gran merito / viver ti fa?
È l’arte agraria/ il mio lavoro
fonte simbolica / di povertà.

Per macchie ispide, / a notti brune,
stanco e famelico / che saprai far?
Chi pugna intrepido / per la Comune
nessun pericolo / deve curar!

Se avvien che il turbine / più ruinoso
piombi con impeto / sovra di te?
L’astro dei popoli / più luminoso
saprà risplendere / sopra di me.

E se paraclita / prece t’arresta,
diletto giovine / che farai tu?
L’opra più energica / che manifesta
ai nostri posteri / gloria e virtù.O il giuro amabile / della tua bella
non ti solletica / la mente e il cor?
In petto brillami / più che una stella
con sacro gaudio / di puro amor.Se poco è il numero dei tuoi compagni,
e dai satelliti / vincer si fa?
Col ferro vindice / morte accompagni
ogni superstite / senza pietà.

Nel dì terribile / della battaglia
è contestabile / ogni tuo dir?
Giuro!… tra i fulmini / della mitraglia
come un Leonida / saper morir.

Se giungi al vespero / della vittoria
che mai desideri, / regno o tesor?
Esige il merito / di tanta gloria
di tornar libero / al mio lavor.

La casa è di chi l’abita
un ladro chi l’ignora
La terra pei filosofi
La terra pei filosofi
La casa è di chi l’abita
un ladro chi l’ignora
La terra pei filosofi
è di chi la lavora.


O cara moglie


Gli Sbronzi di Riace, O cara moglie

Testo di Ivan Della Mea

O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perché le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m’han licenziato senza pietà.E la ragione è perché ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà .

Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà;
se invece vince è perché i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.

Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l’altro cominciano a entrar.O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, la sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l’ho maledetto senza pietà.

O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
che ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
che ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.


Coro delle mondine di Porporana

…

Posted by Coro delle mondine di Porporana Sabato 27 ottobre 2018



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