Nella notte tra sabato e domenica 24 novembre 2024, a Milano, si è consumato l’ennesimo omicidio di Stato.
Uno scooter, che non si era fermato a un posto di blocco, è stato inseguito da più volanti dei CC per oltre 20 minuti e, alla fine, speronato, è finito contro un muro; uno dei due giovani, Ramy Elgaml, 19 anni è rimasto ucciso.
Un testimone riprende la scena con il telefonino ma, fermato, è costretto da due carabinieri a cancellare il video; nonostante ciò, l’opinione pubblica entra in possesso di materiali audio e video che provano la volontà omicida dei CC (video); tant’è che questi ultimi, responsabili della caduta dello scooter, vengono indagati per falso, depistaggio e favoreggiamento personale oltre che per omicidio stradale.
Da questo momento e per settimane, assistiamo a proteste popolari, manifestazioni in molte città italiane; a Bologna, Roma, Milano, Brescia, Torino esplode la rabbia contro le Forze dell’Ordine. Queste ultime, rovesciando immediatamente la realtà (secondo la consolidata scuola goebbelsiana), insieme a governo e partiti (anche della finta opposizione), negano l’omicidio e trattano le proteste come “aggressioni contro lo Stato”. Risibile, al riguardo, il tentativo di ‘salvare la faccia’ ai carabinieri mettendo in giro video privi di rilevanza dal punto di vista giudiziario o (della dinamica dell’omicidio).
I cortei e le manifestazioni vengono repressi con brutali cariche di polizia contro giovani che si sollevano non solo contro i responsabili di un vero e proprio omicidio – responsabili che agiscono in un’impunità sfacciata, protetti e giustificati dal governo – ma anche contro decreti sempre più liberticidi (fra cui l’ultimo più pesante, il ddl 1660, che legalizza ancor più questa impunità) e l’istituzione di “zone rosse” nelle maggiori città, aggravando una sorta di apartheid sociale contro i poveri.
Questi giovani che protestano e manifestano non vengono solamente dalle periferie delle grandi città ma sono, in generale, l’espressione di un malcontento, una rabbia che nelle periferie trova il suo livello più alto.
Vittorio Feltri (consigliere regionale), ad una trasmissione radiofonica, ha testualmente detto: «Non frequento le periferie, non mi piacciono. Sono caotiche, brutte e soprattutto piene di extracomunitari, che non sopporto. Basta guardarli, vedi quello che combinano qui a Milano; come fai ad amarli? Gli sparerei in bocca. Non mi vergogno affatto di considerare i musulmani delle razze inferiori».
Ramy viveva in una di queste periferie, quella milanese e viveva i problemi di tutti i giovani della sua età, il lavoro, la mancanza di opportunità, il razzismo.
Ovunque e da molto tempo la forbice delle disuguaglianze si è allargata drammaticamente: realtà come l’impoverimento, la mancanza di un reddito sufficiente pur lavorando, l’esclusione sociale, non riguardano solo alcune fasce di età.
Lo Stato, i Governi pensano che tutte queste problematiche vadano affrontate con più sicurezza (per loro stessi), cioè con più polizia, più repressione!
Questo, mentre, anche a livello europeo (report ECRI del Consiglio d’Europa) si criticano formalmente le Forze dell’Ordine italiane per violenze e razzismo (fermi e controlli fatti su base etnica ecc.). Critiche formali, da parte di istituzioni borghesi anch’esse, di un’Unione Europea attraversata dagli stessi fenomeni di repressione di classe, ed in forme e frequenza crescenti. E non è un caso se, in questo momento polizia e carabinieri si sentono liberi di agire nella totale impunità, sempre giustificati e protetti dal Governo e non solo, come non mai! È di questi giorni la denuncia delle attiviste di Extinction rebellion costrette a spogliarsi per essere perquisite nella questura di Brescia (https://extinctionrebellion.it/press/2025/01/13/brescia-abusi-questura/).
La realtà si ribalta totalmente: la rappresentazione mediatica ci parla di giovani violenti, frange anarchiche che aggrediscono gli sbarramenti polizieschi con bombe carta, (cioè petardi), e bandiere, che rompono qualche vetrina, assaltano (cioè protestano davanti) caserme. Mentre polizia e carabinieri, che realmente picchiano e talvolta ammazzano, difendono lo Stato, l’ordine e la sicurezza dei cittadini, vengono dipinti come vittime della violenza di queste orde giovanili.
Ma la Storia parla chiaro, basta ricordare il G8 di Genova, l’assassinio di Carlo Giuliani e i pestaggi, le torture inflitte a decine di manifestanti; così come molti altri proletari caduti per mano di chi, difendendo questo Stato, perpetra la storica violenza, l’oppressione di classe.