“Lo Stato della strage” è il titolo del libro di Massimo PISA che da tempo fa lavoro di ricerca e inchiesta sul filone dello stragismo e del terrorismo da marca fascista, ma in realtà concepito e organizzato all’interno degli apparati dello Stato e della NATO. La strage di piazza Fontana resta l’emblema di una storia di violenza del potere che, purtroppo, si rinnova ad ogni emergenza critica per il potere stesso.
Le tragedie in corso sullo scenario internazionale confermano in pieno la vocazione di questi apparati e le strategie di dominio ad esse finalizzata. Perciò pensiamo sia interessante discuterne e rifletterci.
Lo faremo venerdì 13 con Massimo Pisa e Alessio Canevari, membro della Rossa Primavera anch’egli studioso e ricercatore in materia. Presso il locale in via Mecenate 27, dalle ore 18.
“Lo Stato delle stragi, contro la Rivoluzione Proletaria”
Questo il titolo del documento politico dei militanti per il PCP-M, presentato alla data di inizio del processo nel 2007, proprio il 12 dicembre. Coincidenza che ben si prestava a sbugiardare il rovesciamento semantico da parte del potere, che brandisce sistematicamente lo stigma del “terrorismo” contro ogni insorgenza politica e sociale che osi scuotere l’ordine costituito, mentre il vero terrorismo è proprio alle pratiche repressive di Stato. Storicamente e attualmente..
“Ma che bella coincidenza questa data.
Così qui si vorrebbero processare dei presunti terroristi, proprio nella data simbolo di quello che è vero terrorismo: quello di Stato! Sì, perché c’è qualcosa di veramente malsano nell’isterismo antiterrorista istituzionale: questo epiteto è imposto sempre e solo alla violenza delle classi subalterne, sfruttate, e delle nazioni oppresse. Eppure il semplice buon senso dovrebbe riconoscere che chi si ribella, come classe o come nazione, lo fa per conquistare le masse alla lotta. E lo fa in base ad obiettivi e ideali di liberazione e trasformazione sociale. Colpire indiscriminatamente tra le masse popolari è un semplice controsenso. Infatti (e questo nessuno ce lo può negare), il movimento rivoluzionario in Italia (e dappertutto nel mondo) ha sempre rivendicato e spiegato la propria lotta e le proprie azioni. Che sono sempre state indirizzate al sistema di dominio e sfruttamento: padroni, imperialisti, casta politica, forze repressive. Lo stesso buon senso vuole, invece, che chi vive dello sfruttamento e dell’inganno delle masse, vede in queste anche un oscuro pericolo. Cominciano a resistere, a non farsi più trattare da pecore e poi, non si sa mai, possono arrivare a pensare ad un mondo nuovo, senza servi né padroni… oddio, suprema bestemmia! Ecco allora che i padroni ed il loro Stato sono capacissimi di colpire le masse e le loro organizzazioni: le bombe stragiste si spiegano perfettamente.
Ma quali misteri?! Ma quali verità da ricercare?! (i motivetti agitati dall’apparato mediatico di Goebbels). Le prove sono schiaccianti: generali, servizi segreti, eminenze grigie di Stato, CIA, NATO-Gladio, truppa fascista ecc. E la più grande prova è nell’inconcludenza delle inchieste, dei processi, e nell’impunità. Forse che dal lato nostro della barricata si può dire lo stesso? Circa 15.000 (!) anni di carcere scontati (e si continua), per circa 4.000 militanti o semplici proletari coinvolti! (dagli anni settanta in poi).
E mentre il movimento rivoluzionario ha rivendicato la morte di circa 130 persone (errori compresi), lo Stato, solo con le stragi, ne ha ammazzate più di 140; più altre decine ad opera delle forze di repressione nelle piazze o negli agguati ai militanti; più altre decine ad opera degli sgherri fascisti, agenti all’ombra dello Stato. Mai lo Stato ha avuto la dignità della rivendicazione, sempre la viltà del depistaggio, fin verso l’avversario politico (come per Piazza Fontana)! Infine, ricordiamo che quest’uso malsano dell’epiteto “terrorista” ha un promotore: il nazismo. Questo affiggeva i manifesti, chiamando i Partigiani “banditen-terroristen”! Noi non ce ne stupiamo: nazifascismo e democrazia formale borghese sono appunto figliati dallo stesso padre, l’imperialismo (i fili che li legano sono innumerevoli, e soprattutto i soldi).” (da “Il lavoro della talpa”, pag.250)
Il documento integrale è consultabile qui.
