Domenica 28 gennaio alle ore 17, alla Fondazione La Rossa Primavera, via Mecenate 27, Roma, verrà proiettato il film “La battaglia di Algeri” (1966), di Gillo Pontecorvo.
Algeria, 1954-1962: tanto durò il processo rivoluzionario, la guerra di liberazione popolare, dall’oppressione coloniale francese. Un’oppressione iniziata 130 anni prima, nel 1830. Bisogna rileggersi cosa dicevano i governanti francesi e i loro generali per misurare tutto il disprezzo colonialista con cui occuparono il paese e sottomisero le popolazioni. Mentre il comandante dell’invasione, il generale Cavaignac, tornerà in Francia nel 1834 a soffocare nel sangue l’insurrezione operaia di Lione… ieri come oggi, guerra imperialista e guerra di classe s’intrecciano.
Anni ’50 quindi, l’epoca della grande ondata delle rivolte e guerre di liberazione dal colonialismo. La civilissima Europa reduce dalla vittoria sul nazifascismo riprendeva i suoi abiti “democratici”, validi in realtà solo per la buona borghesia bianca, ripristinando “il tallone di ferro” del dominio coloniale. Già nel 1945 la Francia represse, con bombardamenti aerei, e decine di migliaia di morti, la rivolta di Setif in Algeria. Non era certo questo il ringraziamento che gli algerini si aspettavano per aver dato un grosso contributo alla guerra al nazismo, con un grande contributo soldati inquadrati nell’esercito francese morti sui vari fronti. Lo stesso PCF, ormai sulla via del revisionismo, partecipe del governo di unità nazionale, si schierava dalla parte della “grandeur” francese. E quando le insurrezioni in Algeria e Indocina si trasformeranno in vere guerre, la sua linea fu l’invocazione della “pace” e cioè il mantenimento dello status quo, un po’ riformato. Questo abbandono della linea comunista autentica, e la collaborazione con il dominio coloniale (da parte di molti partiti occidentali), creerà un discredito in cui s’incuneeranno le forze anticoloniali di matrice borghese e religiosa.
Sarà nel 1954 che, con la formazione del Fronte di Liberazione Nazionale, le forze algerine inizieranno una guerriglia molto determinata che, via via, riuscirà a sollevare un potente movimento di massa e a rovesciare i rapporti di forza. Questo avvenne nel contesto di una generale ondata di rivolte e guerre di liberazione, trovando appoggio nel campo socialista (dall’URSS alla Cina maoista) che, anche se contraddittoriamente, le sosteneva. Saranno otto anni di guerra condotta dalla potenza coloniale con una ferocia genocida. Ai popoli colonizzati veniva negata la dignità umana. Venivano disumanizzati per giustificarne l’oppressione “civilizzatrice”. Esattamente quello che oggi succede ai palestinesi, definiti da esponenti politici israeliani “animali dalle sembianze umane”. La vicenda odierna svela crudamente questa realtà: l’imperialismo cambia forma secondo i contesti, ma mantiene la sua essenza. E, anzi, nel caso israeliano rivela una tragica analogia fra il fenomeno sionista e quello nazista e colonialista.
Ma “la storia la scrivono i popoli in rivolta”. L’aspirazione alla libertà, all’uguaglianza, a un mondo nuovo, è una forza che puntualmente riemerge. E oggi la Resistenza palestinese, per la forza che esprime e l’impatto sul dominio imperialista regionale, avanza sulle orme di quella Resistenza vittoriosa in Algeria.
È oggi come allora è il momento di mobilitarsi, di fare fronte contro le guerre imperialiste e sviluppare la solidarietà internazionalista.
Il film “La Battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo del 1966, è una magnifica rievocazione di quel momento storico, cruciale nel cammino della lotta per l’indipendenza algerina e della figura di un capo rivoluzionario. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar, ha vinto 3 Nastri d’Argento ed è stato premiato al Festival di Venezia. La proiezione del film in Francia fu proibita fino al 1971.