12 aprile 1957 – 30 settembre 1977 (viale Medaglie d’Oro)
Il clima degli ultimi giorni di settembre del 1977 è a Roma molto teso. Le azioni fasciste contro militanti della sinistra si susseguono a ritmo serrato. Il 27 due studenti sono feriti a colpi di arma da fuoco all’EUR, mentre la sera di giovedì 29 Elena Pacinelli, diciannove anni, è colpita da tre proiettili in piazza Igea, uno dei luoghi di ritrovo dei compagni del movimento. Morirà pochi anni dopo. Per venerdì 30 viene organizzato un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina. In viale Medaglie d’Oro i compagni, dopo aver subito un’aggressione con sassi e bottiglie partita dalla vicina sede del MSI, vedono un blindato della polizia avanzare lentamente verso di loro, seguito da un gruppo di fascisti che lo utilizza come scudo. Tra costoro c’è anche Andrea Insabato, autore nel 2000 di un attentato contro «il manifesto». Dopo aver fatto fuoco contro i giovani di sinistra i missini arretrano, mentre gli agenti si scagliano su chi tenta di soccorrere Walter Rossi, venti anni, militante di Lotta Continua colpito alla nuca. Proseguendo la corsa, il proiettile ferisce lievemente un benzinaio. Walter arriva privo di vita in ospedale. Cortei e manifestazioni percorrono l’Italia nei giorni successivi, mentre sedi e ritrovi dei fascisti vengono devastati e dati alle fiamme. Durante i funerali centomila persone salutano Walter con le note dell’Internazionale. Partecipa anche Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica.
Nessun provvedimento viene preso nei confronti dei poliziotti presenti: dieci nel furgone blindato, tre in una volante vicina e due o tre in borghese che si muovevano a piedi, secondo quanto dichiarato dal dirigente, dottor Luigi Falvella. Il fermo dei missini avviene solo un’ora e un quarto dopo gli spari. I quindici arrestati, tra i quali Riccardo Bragaglia, risultato positivo al guanto di paraffina, sono ben presto scarcerati e prosciolti dall’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio, e in seguito da quella di rissa aggravata, contestata anche a quattro compagni di Walter. Il missino Enrico Lenaz, arrestato il 4 ottobre, torna libero dopo pochi giorni. Nel 1981 alcuni pentiti indicarono nei fratelli Fioravanti e in Alessandro Alibrandi i possibili assassini. Cristiano Fioravanti, arrestato per appartenenza ai NAR, ammette di essere stato presente ai fatti armato di una pistola, a suo dire difettosa, fornitagli da Massimo Sparti. Suo fratello Giusva, in una udienza al processo di Bologna, conferma che Cristiano e Alessandro si passavano l’uno con l’altro una pistola. Ma Cristiano Fioravanti attribuisce il colpo mortale ad Alibrandi, e a Fernando Bardi la detenzione dell’arma omicida. In seguito alla morte di Alibrandi in uno scontro a fuoco con la polizia il procedimento penale viene archiviato. Fioravanti è stato condannato a nove mesi e duecentomila lire di multa solo per i reati concernenti le armi.
La vicenda giudiziaria si è chiusa, nel 2001, con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza e il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Cristiano Fioravanti, che vive libero, sotto altro nome, protetto dallo Stato.
Per saperne di più
Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma 2008 e succ. ed.
Francesco Barilli, Sergio Sinigaglia, La piuma e la montagna. Storie degli anni ’70, Manifestolibri, Roma 2008.
Giovanni Bianconi, A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, Baldini & Castoldi, Milano 1992.
Pino Casamassima, Il sangue dei rossi. Morire di politica negli anni Settanta, Cairo, Milano 2009.
Paola Staccioli (a cura di), In ordine pubblico. 10 scrittori per 10 storie, Nuova iniziativa editoriale, Roma 2003, 2° ed. Fahrenheit 451, Roma 2005.
A Walter è dedicato il sito www.walterrossi.it
Link a:
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dossier Storia di un processo mai svolto
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Video Un ricordo senza pace















































