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Valerio Verbano

25 febbraio 1961 – 22 febbraio 1980 (via Monte Bianco, 114)

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Non è in casa Valerio Verbano la mattina del 22 febbraio 1980, quando tre giovani si presentano alla porta dell’abitazione, in via Monte Bianco, nel quartiere Tufello. La madre apre. Amici di Valerio, dicono. Scatta la trappola. Carla e Sardo, i genitori, vengono immobilizzati, legati e imbavagliati nella camera da letto. Gli assassini aspettano, in un tempo che sembra eterno. Pieno di terrore e con un tenue filo di speranza. All’una e quaranta Valerio mette la chiave nella serratura. Quel rumore familiare e amico strazia il cuore dei suoi cari. Ed è la fine in diretta. Un incubo. Il frastuono di una colluttazione. Valerio disarma uno degli aggressori. Non basta. Gli rimane solo la voce per un Aiuto mamma, prima di morire sul divano in un lago di sangue, colpito da uno sparo alle spalle. Il giorno dei funerali avrebbe compiuto diciannove anni. Per Carla e Sardo è una condanna a vita, un dolore destinato a ripetersi all’infinito. Senza tregua. Arriva una prima falsa rivendicazione, con una sigla fantoccio di sinistra che accuserebbe il compagno di delazione. Poi c’è un balletto di rivendicazioni e smentite da parte dei Nar. Un turbinio di false notizie per intorbidire le acque. Molte lacune nelle inchieste. E depistaggi. I suoi compagni e tutto il movimento denunciano subito la matrice fascista di quanto accaduto. È probabile che a ucciderlo siano stati militanti nell’area di Terza Posizione che volevano accreditarsi con i NAR. Ma perché fra tanti comunisti è stato scelto proprio Valerio, ci si è spesso domandati, senza mai arrivare a una certezza. Un’ipotesi è legata a una rissa avvenuta a piazza Annibaliano nell’ottobre 1978, a pochi giorni dall’assassinio di Ivo Zini. Valerio si trova a fronteggiare, armato di coltello, alcuni fascisti fra cui Nanni De Angelis. Due militanti della destra vengono accoltellati, due compagni sono feriti. Valerio è colpito con una martellata, e in quell’occasione perde il suo borsello, che contiene anche i documenti di identità. I fascisti hanno quindi tutti i suoi dati e possono organizzare la vendetta. La seconda ipotesi è quella più conosciuta. Sui fascisti Valerio, insieme ad altri, lavorava a un dossier di controinformazione. Nomi, foto. Legami con la criminalità organizzata, con gli apparati statali. Raccoglieva dati girando spesso da solo con la sua Vespetta e la macchina fotografica. Il dossier gli viene sequestrato nell’aprile del 1979, quando finisce in carcere con altri compagni perché trovato in un casale abbandonato alla periferia di Roma a confezionare bottiglie incendiarie. Valerio è uno studente del liceo scientifico Archimede, milita nelle organizzazioni territoriali legate all’Autonomia Operaia. In casa gli sequestrano anche una pistola. Esce dal carcere nel mese di novembre. Il dossier non gli viene restituito. Un’ulteriore ipotesi, nella ricerca di un movente specifico, è connessa all’uccisione di Stefano Cecchetti, studente del liceo Archimede, lo stesso di Valerio. Il 10 gennaio 1979 nel quartiere Talenti un gruppo di Compagni Organizzati per il Comunismo spara davanti a un bar, noto ritrovo di fascisti, e uccide un giovane, ma lo stesso Valerio, che lo conosceva, si dichiara pubblicamente contrario a quell’azione, pur rivendicata dal movimento, affermando che non si trattava di un militante fascista. Un mese dopo la morte di Valerio, nel suo stesso quartiere viene ucciso a colpi di pistola Angelo Mancia, segretario della locale sezione del Movimento Sociale Italiano. L’azione è rivendicata dai compagni organizzati in Volante Rossa, come risposta all’assassinio del compagno. Le indagini vanno avanti fino al 2019, fra chiusure e riaperture, indiziati vecchi e nuovi, scomparsa e ricomparsa di reperti, tra cui il famoso dossier, che di tanto in tanto sbuca fuori in mani differenti di giudici, giornalisti, poliziotti, carabinieri, e in diverse versioni, in copie fotostatiche. Non si ha la certezza che il giudice Mario Amato abbia realmente consultato il dossier, prima di essere ucciso dai NAR nel giugno 1980. E non è detto che sia finita qui. Nel frattempo però sono stati distrutti tutti quegli oggetti che potevano fornire utili elementi probatori, se sottoposti ai nuovi esami per la rilevazione del DNA. Il padre di Valerio, Sardo, ha costruito un proprio dossier, consegnato ai giudici, contenente tutte le informazioni sulle varie ipotesi dell’uccisione del figlio. Alla sua scomparsa il testimone è stato raccolto dalla moglie Carla, che ha cercato disperatamente la verità, fino alla morte, nel giugno 2012. Rispondendo a un suo appello, le è stata consegnata alla porta una copia del dossier più approfondita di quella realizzata da Valerio, e aggiornata al 1982. A oltre quarant’anni dall’omicidio non c’è stata alcuna condanna. Ma Valerio continua a essere presente nelle lotte dei compagni e delle compagne, anche giovanissimi, che ogni anno il 22 febbraio partecipano al corteo, continua a vivere nella Palestra popolare al Tufello a lui intitolata, nelle diverse iniziative realizzate a suo nome, come il grande murale dello street artist Jorit inaugurato nel febbraio 2021 sulla facciata di una palazzina di via delle Isole Curzolane.
A distanza di oltre quarant’anni, quindi, Valerio vive nei comunisti e negli antifascisti di ogni età.

Per saperne di più

Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma 2008 e succ. ed.
Marco Capoccetti Boccia, Valerio Verbano. Una ferita ancora aperta. Passione e morte di un militante comunista, Castelvecchi, Roma 2011, 2° ed. aggiornata Lorusso Editore, Roma 2020.
Maria Chiara Gianolla, Più rosso d’amor. Storia di Valerio Verbano, fumetto, sfogliabile nel sito www.dinamopress.it
Valerio Lazzaretti, Valerio Verbano. Ucciso da chi, come, perché, Odradek, Roma 2011.
Carla Verbano, con Alessandro Capponi, Sia folgorante la fine. In un giorno di febbraio degli anni di piombo Valerio muore assassinato in casa, sua madre cerca ancora la verità, Rizzoli, Milano 2010.
Le riproduzioni dei manifesti in ricordo di Valerio Verbano sono in buona parte tratte dai poster della mostra del 2011 dal titolo Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie a cura di Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli, Alessandro Pullara pubblicata ora su: ramingo.noblogs.org.
Il sito curato dalla mamma, Carla, fino alla sua morte nel 2012, dopo una lunga battaglia contro il cancro: www.valerioverbano.it

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