6 settembre 1954 – 28 febbraio 1978 (Piazza Don Bosco)
Lotta continua, Autonomia operaia, l’occupazione di un palazzo in via Calpurnio Fiamma. Roberto è un militante politico. Ma la sera del 28 febbraio 1978 è solo un ragazzo di ventiquattro anni. Nel posto sbagliato al momento sbagliato.
I fascisti scalpitano. È il terzo anniversario della morte di Mikis Mantakas, militante del FUAN ucciso nel corso di una dura giornata di scontri di piazza. Il 7 gennaio, meno di due mesi prima, ci sono stati i fatti di Acca Larentia. Tre giovani di destra uccisi davanti alla sezione del MSI. Due da militanti della sinistra, uno poco dopo dalla polizia. I NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) cercano sangue per il loro battesimo. L’obiettivo è un rosso, un comunista. Uno qualsiasi. Così il destino trasforma la grande piazza in un vicolo cieco. E Roberto in un bersaglio. Nello stesso momento lì. Lui, loro. Un caso. Un maledetto caso. Loro sono i soliti. I fratelli Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi e altri quattro. Protetti, impuniti. Lo dirà qualche anno dopo Cristiano Fioravanti. Sapevano che nella peggiore delle ipotesi «i processi erano sempre assegnati a magistrati ben conosciuti dal padre» di Alessandro Alibrandi, e «sarebbero andati bene».
Sono passate le undici di sera quando i fascisti si dirigono verso il palazzo occupato di Cinecittà. A Valerio Fioravanti è giunta la voce che da lì sono partiti gli autori dell’azione di Acca Larentia. Non sanno che l’edificio è stato sgomberato dalla polizia. Non si danno per vinti. Dirottano verso la vicina piazza San Giovanni Bosco. Su una panchina, nei giardinetti, c’è Roberto. Con il fratello e un amico. In un luogo di rossi. Con il look del rosso. Sbucano dai cespugli con il volto scoperto. Sparano i Fioravanti, spara Anselmi. Roberto cade a terra, ferito al torace. Giusva si mette a cavalcioni su di lui. Due colpi a bruciapelo alla nuca per finirlo. Rimane ferito anche il fratello Nicola, che riesce però a fuggire. I giardinetti della piazza sono un punto di incontro per i compagni della zona, ma anche luogo di spaccio di eroina. Roberto lo combatte, però uno spinello è tutt’altra cosa. In tasca ha un po’ di hashish da fumare con gli amici. La polizia prende la palla al balzo. I fascisti telefonano ai quotidiani, vogliono rivendicare l’uccisione con la sigla Gioventù Nazional Popolare, dietro la quale si celano i NAR. Affermano che si tratta di una vendetta per i fatti di Acca Larentia. I giornali ignorano. Articoli fotocopia. Regolamento di conti fra bande di spacciatori per il controllo della zona. Le forze dello Stato hanno tutto l’interesse a nascondere la verità. Una rivendicazione fascista scatenerebbe la reazione della sinistra rivoluzionaria. Nel marzo 1982 Cristiano Fioravanti racconta, rivendica l’omicidio. Fuori tempo massimo. La velina della questura è ormai stampata nella memoria dei più.
Il 9 luglio 1983 muore in un incidente d’auto Valeria, la sorella di Roberto, militante di Radio Onda Rossa, mentre si recava con altri compagni a una manifestazione nazionale a Voghera, contro le carceri speciali, la dissociazione e l’articolo 90, che sospendeva ogni garanzia, mirando all’annientamento psicofisico dei detenuti.

































