25 settembre 1946 – 27 aprile 1966 (Università La Sapienza)
Nell’aprile 1966 all’Università La Sapienza di Roma un clima di crescente tensione accompagna il rinnovo degli organismi rappresentativi studenteschi. Il 27 aprile, circa dieci giorni dopo l’apertura delle operazioni di voto, gruppi di neofascisti provocano violenti scontri nella facoltà di Lettere e Filosofia. Paolo Rossi, vent’anni non ancora compiuti, studente di architettura iscritto al Partito Socialista Italiano (PSI), sta distribuendo volantini dell’Unione Goliardica Italiana (UGI), un’associazione studentesca nata nel dopoguerra e progressivamente spostatasi su posizioni di sinistra. Paolo, colpito da calci e pugni sotto gli occhi della polizia, che non interviene, precipita dalla scalinata della facoltà. Muore nella notte.
L’emozione e la rabbia sono molto forti, e dalla morte del giovane universitario il cantautore Paolo Pietrangeli trova ispirazione per scrivere il testo di Contessa, uno dei più celebri brani cantati nelle lotte di quegli anni. La stessa sera del 27 aprile iniziano le occupazioni di aule universitarie da parte di studenti e professori, e in pochi giorni tutto l’ateneo è occupato. Nel frattempo proseguono le aggressioni da parte degli squadristi, guidati tra gli altri da Stefano Delle Chiaie, tollerati dalla polizia.
Una grande folla partecipa nella città universitaria ai funerali del giovane socialista. Nei giorni successivi i comitati unitari interfacoltà, composti da studenti e docenti, avanzano richieste “moderate”. L’unico risultato è la sostituzione del rettore Ugo Papi, costretto a dimettersi per aver protetto gli squadristi.
La sentenza istruttoria per l’uccisione di Paolo Rossi si chiude con un «omicidio preterintenzionale a opera di ignoti». Questi eventi rappresentano una sorta di spartiacque per i movimenti di lotta di quegli anni, che da allora acquisiscono la consapevolezza che l’antifascismo non può essere delegato alle istituzioni ma deve essere militante, di massa, proletario.
Da un diario personale
8 settembre 1963 (Paolo aveva 17 anni), su Roma: “Roma, nuovo paradiso, città che passivamente gioisce della calda gioia di un clima dolce. I suoi rossi tramonti sono una pagina di poesia e di fuoco eterno. Trascende da lì la gioia di vivere, il menefreghismo dei dolori, trasportato da un sottile velo di cinismo. […] Roma di Virgilio, Roma di Piranesi, Roma di Mafai, Roma di Moravia, Roma dei Romani, Roma mia, tanti diversi spiriti, per un unico concetto, la potenza spirituale, la civiltà, la gioia di una calda vita, la gioia che si racchiude in un fiore di pianta grassa in pieno sviluppo; […]”
4 aprile 1964: “Gli occhi di un bambino/, [….]/ Il silenzio di Dio mi avvolge nel bossolo del mio egoismo, / poiché egoismo è il mio amore,/ egoismo è il mio odio, / egoismo è la mia gentilezza,/ egoismo è il piacere dei tuoi occhi di smeraldo verde/ egoismo è il mio compianto del passero morto, / egoismo è il mio cercare le verdi ali dell’angelo./ E l’angelo che mi ha portato la notte è fuggito senza ridarmi la luce./ [….]
21 agosto 1964: Nella luce fredda dei cementi/ pregavo./ Grumo di sangue,/ ignobile al cospetto di quella croce,/ sentivo le mie membra tese aspettare il tuono./ La paura della verità/ e la forza del conoscere/ m’inchiodavano dinanzi a quell’altare./ Il silenzio di quella chiesa/ il silenzio di quella tomba/ il silenzio dei quella croce/ era il tuo silenzio/ Dio.”
9 gennaio 1965: “Non so dirmi perché pochi uomini della storia mi sembrano ancora uomini vivi: Lutero, S. Pietro, Petrarca, Marx, Croce e Rousseau.”
Pagina Facebook: Paolo Rossi, in ricordo di mio fratello
Per saperne di più
Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma 2008 e succ. ed.
Paola Bernasconi, L’illusione democratica. Paolo Rossi e la battaglia politica nell’università di Roma prima del ’68, tesi di Dottorato, Società, politica e istituzioni in età contemporanea, XX ciclo, Università degli studi di Cassino, 2008.
Paola Ghione, «L’emergere della conflittualità giovanile: da piazza Statuto a Paolo Rossi», in Giovani prima della rivolta, a cura di P. Ghione e M. Grispigni, Manifesto Libri, Roma 1998, pp. 115-132.
Vanessa Roghi, Albertina Vittoria, «”Un santuario della scienza”: tradizioni e rotture nella Facoltà di Lettere e Filosofia dalla Liberazione al 1966», in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza, a cura di L. Capo e M.R. Di Simone, Viella, Roma 2000, pp. 618-625.




















