6 agosto 1958 – 12 maggio 1977 (Ponte Garibaldi)
È il 12 maggio del 1977. Il Partito Radicale ha indetto un sit-in per celebrare il terzo anniversario della vittoria referendaria sul divorzio. Altri diritti già premono per essere conquistati o difesi. È in corso una raccolta di firme per otto referendum. Ma a Roma è ancora in vigore il divieto di manifestare, deciso dopo la morte, il 21 aprile, di un agente di polizia durante uno scontro di piazza nel quartiere San Lorenzo. Il movimento e i gruppi della nuova sinistra hanno aderito all’iniziativa, per protestare contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e il pesante clima repressivo, favorito dall’appoggio esterno del PCI al cosiddetto “governo delle astensioni”, il monocolore democristiano guidato da Giulio Andreotti. Contro il divieto di manifestare nasce anche un comitato trasversale, un ampio fronte istituzionale anti-Cossiga a cui aderiscono, tra gli altri, la Giunta comunale di Roma e la CGIL.
Il Settantasette è l’anno della grande rivolta, dell’esplosione di un movimento che sorge dalla crisi dei gruppi extraparlamentari e si sviluppa sul rifiuto della mediazione e delle forme dell’agire politico della sinistra storica. Prende avvio dagli studenti universitari ma vi partecipano disoccupati, precari, lavoratori dei servizi, “indiani metropolitani”, femministe, che pongono alla ribalta un nuovo modo di concepire la vita e la politica. Lo Stato risponde con la polizia, creando un’atmosfera che innalza velocemente il livello dello scontro.
Giovedì 12 maggio l’appuntamento per la festa radicale è a piazza Navona. Francesco Cossiga, Ministro dell’Interno, decide che il divieto deve essere rispettato. Costi quel che costi. Schiera poliziotti e carabinieri in assetto di guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali, in alcuni casi mimetizzati da “autonomi”. Fin dal primo pomeriggio la tensione è alta. La polizia picchia e ferma manifestanti davanti al Senato, a Palazzo Madama. Anche vari fotografi, giornalisti, passanti e il deputato Mimmo Pinto sono malmenati. Presto si creano altri focolai di tensione. Rapidi scontri si accendono qua e là. A quanti difendono il diritto di manifestare con brevi cortei e fortunose barricate, le forze di polizia rispondono sparando candelotti lacrimogeni e colpi di arma da fuoco. Con il passare delle ore la resistenza della piazza si fa più decisa, e vengono lanciate le prime molotov. Alla Camera i parlamentari radicali protestano contro le aggressioni e le violenze della polizia, fra gli insulti di quasi tutte le forze politiche.
Mancano pochi minuti alle venti quando parte una nuova dura carica. I manifestanti corrono, spalle al fiume, cercando rifugio verso viale Trastevere. Pioggia di lacrimogeni. Poi una sequenza di colpi secchi. Provengono da ponte Garibaldi, dichiarano i testimoni. Dove sono attestate le forze di polizia. Una pallottola ferisce una ragazza a una gamba. Poco lontano c’è Giorgiana Masi, diciannove anni non ancora compiuti, studentessa del quinto anno del Liceo scientifico Louis Pasteur. Vicina alle posizioni di Lotta Continua, è impegnata nel collettivo della sua scuola, nelle occupazioni, nelle lotte per i consultori. La giovane prosegue la corsa per inerzia. Qualche passo ancora, poi vola a terra. Cade, braccia in avanti, proprio in mezzo al lungotevere. I compagni la sollevano, la portano al riparo. Credono abbia inciampato. Centrata alla schiena da un proiettile, viene caricata su una macchina, ma arriva già morta in ospedale. Il giorno successivo il suo ragazzo, vicino a lei nel momento in cui è stata colpita, tenta il suicidio.
Le chiare responsabilità emerse a carico di polizia, questore, Ministro dell’Interno, spingono il governo a intessere una fitta trama di omertà e menzogne. Cossiga, dopo aver elogiato il 13 maggio in Parlamento «il grande senso di prudenza e moderazione» delle forze dell’ordine, è più volte costretto dall’evidenza a modificare la propria versione. Il Partito Radicale effettua un puntuale lavoro di ricostruzione dei fatti. Numerose testimonianze, e soprattutto inequivocabili foto e filmati, riprendono agenti, in divisa e in borghese – tra questi il commissario Gianni Carnevale e l’agente della squadra mobile Giovanni Santone – mentre puntano armi da fuoco o sparano contro i manifestanti. Cossiga deve ammettere la presenza delle squadre speciali, continuando però a negare che le forze di polizia abbiano fatto fuoco.
Per l’omicidio di Giorgiana non vi è mai stato un processo. Fra omissioni, errori peritali, garbugli giudiziari vari, l’unico imputato è stato l’avvocato Luca Boneschi, che per anni si è battuto per la verità, ritrovandosi una denuncia per diffamazione. L’inchiesta si è conclusa nel 1981 con una sentenza di archiviazione del giudice istruttore Claudio D’Angelo «per essere rimasti ignoti i responsabili del reato». Successive indagini hanno tentato, senza portare a risultati, di individuare gli autori dello sparo mortale in un “autonomo” deceduto da tempo oppure nel latitante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti autori del massacro del Circeo.
Nel 2007, a tre anni dalla morte, in una delle sue deliranti esternazioni, Francesco Cossiga dichiara di essere fra le cinque persone a conoscenza dell’autore dell’omicidio di Giorgiana Masi, lasciando di nuovo intravedere la pista del “fuoco amico”. Nonostante questi ripetuti tentativi di depistaggio, per la generazione politica che negli anni Settanta si riversava in piazze cariche di ideali, speranze, progetti ma anche rabbia, disillusione, morte, Giorgiana giustamente rimane uno dei simboli della violenza di Stato.
Per saperne di più
AA.VV., Cronaca di una strage. 12 maggio 1977. L’esecuzione di Giorgiana Masi. Anche il compromesso uccide, Centro di iniziativa giuridica Piero Calamandrei, Roma 1979.
Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma 2008 e succ. ed.
Pino Casamassima, Il sangue dei rossi. Morire di politica negli anni Settanta, Cairo, Milano 2009.
Andrea Maori, Giorgiana Masi e la primavera di piombo. Cronache inedite sugli incidenti del mese di maggio 1977 a Roma, Youcanprint, Tricase 2014.
Paola Staccioli, 101 donne che hanno fatto grande Roma, Newton Compton, Roma 2011.
Paola Staccioli (a cura di), In ordine pubblico. 10 scrittori per 10 storie, Nuova iniziativa editoriale, Roma 2003, 2° ed. Fahrenheit 451, Roma 2005.
Concetto Vecchio, Giorgiana Masi. Indagine su un mistero italiano, Feltrinelli, Milano 2017.

































